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Quaderni di Restauro

Il collezionismo se ne va in Oriente?

Da che parte sta andando il collezionismo?

Il nostro Paese può interagire con i nuovi collezionisti creando un circolo virtuoso?

Gianfranco Malafarina, direttore della rivista Alumina. Pagine Miniate, tenta una proposta che vi riportiamo dall’editoriale di Alumina 44.

 

“Oh, East is East and West is West, and never the twain shall meet”, cantava oltre un secolo fa Rudyard Kipling all’inizio della sua celebre Ballata dell’Est e dell’Ovest. Certo, l’Est è l’Est e l’Ovest è l’Ovest, e mai si incontreranno. Ma se la massima di Kipling sull’estraneità tra Oriente e Occidente è ancora largamente valida, e la paura della globalizzazione non sta certamente facilitando la convergenza tra i due mondi, esiste almeno una sfera in cui il bardo dell’Impero britannico ha fallito clamorosamente le sue previsioni: il collezionismo. Basta scorrere infatti i resoconti delle ultime aste internazionali per accorgersi che il baricentro del collezionismo d’arte si sta velocemente spostando verso Oriente, facendo di Hong Kong e Mumbai, Shanghai e Dubai City, le nuove, grandi centrali metropolitane di una crescente massa di collezionisti emergenti, affluenti e cosmopoliti, in grado di alterare non poco i tradizionali equilibri eurocentrici e statunitensi di un mercato, quello dell’arte, che aldilà di sporadiche fasi di volatilità continua a mantenere molto alto, in tutto il mondo, l’appeal dei cosiddetti beni rifugio.

Inutile dire che questa crescita impetuosa e inarrestabile sta toccando, dopo le arti figurative più tradizionali, anche il mondo della miniatura, contagiando con la passione per codici e cutting una nuova classe di collezionisti con il turbante o gli occhi a mandorla che di anno in anno si va sostituendo al tradizionale target di riferimento di quest’arte raffinata e preziosa. Con la conseguenza che ormai, in India come in Cina o nei Paesi Arabi, esiste un pubblico di estimatori ben deciso a intercettare e sostenere con i suoi acquisti non solo taluni autentici fenomeni della pittura come il cinese Zeng Fanzhi (suo uno dei record dell’anno nelle vendite di arte contemporanea), ma anche una vasta, qualitativa offerta internazionale di Ramayana e Corani, fogli sciolti e album di calligrafia, insomma tutto quanto, su carta o su pergamena, abbia contribuito nei secoli passati a definire l’identità storica, religiosa e culturale di quelle popolazioni. E allora, visto che l’interesse di questi nouveaux-riches non risparmia neppure le squadre di calcio del vecchio continente, Alumina lancia una proposta: perché non offrire al miglior offerente, su quelle remote piazze, la gestione delle biblioteche e degli archivi del nostro Paese? Per loro, prestigio assicurato. Per noi, molto probabilmente, qualche soldo in più a favore delle cenerentole dei nostri beni culturali.

 

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